Specialista in chirurgia addominale laparoscopica, chirurgia bariatrica e proctologia. Un approccio preciso, umano e orientato alla qualità di vita del paziente.
Un percorso chirurgico personalizzato, dalla prima visita all'intervento fino al follow-up post-operatorio, sempre con tecniche mininvasive.
Sono il Dr. Dario Borreca, chirurgo specializzato in chirurgia addominale laparoscopica, proctologia e chirurgia bariatrica, con studio a Torino.
La mia filosofia clinica si fonda sull'utilizzo sistematico delle tecniche mininvasive, che offrono al paziente recuperi più rapidi, minore dolore post-operatorio e risultati estetici migliori rispetto alla chirurgia tradizionale.
"Ogni paziente merita un percorso chirurgico su misura: tecnica mininvasiva, sicurezza e umanità sono inseparabili."
Chirurgo addominale laparoscopico, specializzato in chirurgia bariatrica e proctologia. Dirigente Medico presso l'Ospedale Martini di Torino.
Nato a Napoli, ho ottenuto la maturità scientifica presso il Liceo "Talete" a Roma. Ho conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia con lode presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", con la tesi sperimentale dal titolo "Complicanze addominali dopo interventi di cardiochirurgia". Iscritto presso l'Ordine dei Medici di Roma con numero 56982.
Mi sono successivamente specializzato presso la medesima Università in Chirurgia Generale, Oncologica e d'Urgenza, con lode, discutendo la tesi "Il nuovo approccio nel cancro del retto medio-inferiore: 'down-to-up' Total Mesorectal Excision. Risultati preliminari di uno studio multicentrico".
Durante e dopo la specializzazione ho acquisito competenze in chirurgia mini-invasiva videolaparoscopica ed endoscopia, frequentando centri di eccellenza in Italia e Francia. Attualmente Dirigente Medico I livello presso la SC Chirurgia Generale 3 – Ospedale Martini (Torino).
Autore di pubblicazioni internazionali edite a stampa, con più di 30 presentazioni a congressi nazionali ed internazionali. Traduttore dell'edizione italiana del testo "Greenfield's Chirurgia – Principi Scientifici e Pratica" – Antonio Delfino editore, edizione 2010.
Membro delle principali società scientifiche chirurgiche italiane. Membro dell'editorial board del Journal of Hepatology and Gastrointestinal Disorders. Peer-reviewer presso varie riviste internazionali.
Ho svolto attività di docenza presso il Master I Livello "Trattamento e prevenzione del piede diabetico" e il CdL in Infermieristica – Università di Roma "La Sapienza". In precedenza Professore a contratto presso l'Università degli Studi di Torino (CdL Infermieristica) nell'insegnamento di Anatomia Umana Normale. Attualmente Professore a contratto presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" (CdL Infermieristica) nell'insegnamento di Chirurgia Generale.
Iscritto all'albo dei periti e CTU del Tribunale di Torino con numero 86009.
"Ho una formazione chirurgica continua internazionale e utilizzo tecniche mini invasive e aggiornate per ridurre al minimo la degenza e migliorare la ripresa delle normali attività."
Tesi sperimentale: "Complicanze addominali dopo interventi di cardiochirurgia". Iscrizione Ordine dei Medici di Roma n° M56982.
Tesi: "Il nuovo approccio nel cancro del retto medio-inferiore: 'down-to-up' Total Mesorectal Excision. Risultati preliminari di uno studio multicentrico".
Perfezionamento nelle tecniche laparoscopiche avanzate presso uno dei centri europei di riferimento per la chirurgia mininvasiva.
Diploma ACOI in Chirurgia Laparoscopica Avanzata · Diploma ACOI in Chirurgia Epatica · Diploma SIUMB in Ecografia · Diploma ACOI in Chirurgia Proctologica · Diploma SIC-ISHAWS in Chirurgia della Parete Addominale · Diploma SICOB in Chirurgia Bariatrica.
Insegnamento di Anatomia Umana Normale presso il Corso di Laurea in Infermieristica.
Iscrizione n° 86009. Consulente Tecnico d'Ufficio in ambito medico-legale chirurgico.
Insegnamento di Chirurgia Generale presso il Dipartimento di Medicina Traslazionale – DIMET, Corso di Laurea in Infermieristica.
Attività chirurgica in chirurgia laparoscopica, bariatrica e proctologica. Libera professione ambulatoriale a Torino e in Piemonte.
Autore e co-autore di pubblicazioni su riviste internazionali indicizzate, con oltre 30 presentazioni a congressi nazionali e internazionali.
Metodologie diagnostiche e terapeutiche applicate nell'attività clinica quotidiana, con approccio mini-invasivo ove possibile.
Chirurgia mini invasiva e a cielo aperto di ernie inguinali, crurali, ombelicali, ventrali e laparoceli.
Chirurgia mini invasiva e a cielo aperto di patologie della colecisti e delle vie biliari, inclusa la calcolosi.
Chirurgia delle principali patologie neoplastiche addominali e digestive, in approccio mini invasivo e open.
Trattamento chirurgico delle patologie della tiroide: tiroidectomia totale e parziale, noduli, gozzo.
Emorroidi, fistole anali, ragadi, prolasso rettale e cisti pilonidale, con tecniche ambulatoriali e chirurgiche.
Diagnosi e trattamento delle ferite difficili, ulcere cutanee croniche e lesioni complesse dei tessuti molli.
Piccoli interventi in day surgery: rimozione di nei, lipomi, cisti sebacee e fibromi cutanei in anestesia locale, senza ricovero ospedaliero.
Trattamento chirurgico dell'obesità con sleeve gastrectomy laparoscopica e bypass gastrico. Percorso multidisciplinare personalizzato per il recupero del benessere metabolico.
Si comunica che tutto il materiale presente nel sito ha contenuto puramente informativo, che in nessun caso può costituire la prescrizione di un trattamento, sostituire la visita specialistica o il rapporto diretto con il medico curante.
Il Dottor Borreca dichiara sotto la propria responsabilità che il messaggio informativo contenuto nel presente sito è diramato nel rispetto degli artt. 55, 56 e 57 del Nuovo Codice di Deontologia Medica, e risponde ai requisiti del Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
"Chirurgo di alto profilo. Mi ha accolto con empatia, la visita è stata accurata, spiegandomi con chiarezza e precisione la situazione. Chirurgo eccellente."
"Ha ascoltato attentamente il mio pregresso, illustrato chiaramente il problema e descritto l'intervento più indicato. Grande empatia. La terapia pre-operatoria ha funzionato. Un medico che ti riconcilia con la medicina moderna."
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Interventi addominali con approccio laparoscopico avanzato: meno dolore, recupero rapido, risultati duraturi.
La chirurgia laparoscopica rappresenta oggi lo gold standard per la maggior parte degli interventi addominali. Attraverso piccole incisioni di pochi millimetri, è possibile operare con la stessa efficacia della chirurgia tradizionale, riducendo drasticamente il dolore post-operatorio e i tempi di degenza.
Utilizzo questa tecnica per un'ampia gamma di patologie addominali, dalla colecisti alle ernie, dall'appendice alla chirurgia del reflusso gastroesofageo, garantendo al paziente un'esperienza chirurgica moderna e rispettosa.
Ogni intervento è preceduto da una valutazione clinica approfondita e seguito da un programma di follow-up personalizzato.
"La laparoscopia non è solo tecnica: è rispetto per il corpo del paziente e attenzione alla sua ripresa."
Colecistectomia laparoscopica per colelitiasi sintomatica o colecistite. Dimissione in 24-48 ore. → Scopri di più
Correzione laparoscopica di ernie inguinali, crurali, ombelicali e ventrali con posizionamento di rete protesica (TAPP, TEP). → Scopri di più
Appendicectomia laparoscopica in urgenza o elezione, anche in caso di peritonite. → Scopri di più
Resezioni laparoscopiche per patologie benigne e maligne del colon e del retto, inclusa la tecnica TaTME per il cancro del retto. → Scopri di più
Terapia medica e chirurgia laparoscopica (sigmoidectomia, anastomosi, stomia di protezione). → Scopri di più
Resezioni gastriche per patologia benigna e maligna. → Scopri di più
Valutazione clinica completa, revisione degli esami diagnostici e pianificazione del percorso chirurgico più appropriato.
La colelitiasi colpisce fino al 20% della popolazione adulta. La colecistectomia laparoscopica è oggi il trattamento di scelta per i calcoli biliari sintomatici.
La cistifellea è un organo intra-addominale che si trova nella parte inferiore del fegato, nel quadrante addominale superiore destro (fig. 1). Le funzioni primarie della cistifellea sono di concentrare, immagazzinare e rilasciare la bile nel tratto gastrointestinale al fine di facilitare l'assorbimento dei lipidi e di alcune vitamine.
La patologia della colecisti più frequente è la colelitiasi o la presenza di calcoli biliari (fig. 2). La colelitiasi rimane molto comune, con incidenza fino al 20% nella popolazione adulta. La formazione di calcoli biliari è direttamente correlata alle concentrazioni relative e alla solubilità dei contenuti della bile, in particolare del colesterolo.
Figura 1 – anatomia della colecisti
Figura 2 – calcolosi della colecisti
La colelitiasi può essere classificata come asintomatica o sintomatica. I pazienti asintomatici sono quelli con calcoli noti — di solito scoperti incidentalmente — ma senza sintomi. I pazienti sintomatici manifestano il tipico dolore correlato alla colelitiasi, indicato come colica biliare (fig. 3): dolore costante, epigastrico o nel quadrante superiore destro, che si risolve dopo alcune ore, tipicamente post-prandiale e spesso associato a nausea e vomito.
I pazienti sintomatici sono ad aumentato rischio di complicanze: colecistite acuta, coledocolitiasi (passaggio dei calcoli nella via biliare principale), colangite (infezione della bile) e pancreatite acuta.
Tra i pazienti asintomatici, solo il 20% sperimenterà sintomi nell'arco di 15 anni, e anche allora i sintomi saranno normalmente il dolore colico piuttosto che gravi complicanze.
L'ecografia è la metodica di scelta per la valutazione della colelitiasi. Nei casi in cui si sospetti la presenza di calcoli anche nella via biliare, si ricorre alla colangiorisonanza magnetica.
Figura 3 – Colica biliare, dovuta all'incremento della pressione intraluminale causata da occlusione improvvisa
In generale, i pazienti con colelitiasi asintomatica devono essere gestiti in maniera conservativa (osservazione clinica, eventuale terapia con ursodiolo). I pazienti con le seguenti caratteristiche dovrebbero essere sottoposti a colecistectomia:
La colecistectomia laparoscopica — introdotta da Philippe Mouret in Francia nel 1987 — è oggi il trattamento di scelta. La tecnica prevede il posizionamento di 4 trocars (fig. 4) mediante piccoli accessi di 5-10 mm, senza grandi incisioni. La durata è di circa 40'–1 ora. Dimissione in 24-48 ore, ritorno alle attività in circa 15 giorni.
Figura 4 – posizionamento dei trocars
I video seguenti documentano due casi di colecistectomia videolaparoscopica: il primo di routine, il secondo in un paziente con pregressa chirurgia addominale e tenaci aderenze.
Colecistectomia videolaparoscopica — Quadro di colelitiasi sintomatica. Isolamento della colecisti, identificazione del triangolo di Calot, sezione di arteria e dotto cistico, rimozione senza drenaggio di routine.
Colecistectomia videolaparoscopica complessa — Coliche biliari recidivanti e pregressa chirurgia addominale. Lisi di tenaci aderenze, isolamento della colecisti infiammata, posizionamento di drenaggio di Jackson-Pratt.
"Ultra-rapid" sequential treatment in cholecystocholedocholithiasis: alternative same-day approach to laparoendoscopic rendezvous
Borreca D, Bona A, Bellomo MP, Borasi A, De Paolis P
Updates in Surgery. 2015 Dec;67(4):449-54
📄 Leggi l'articolo scientificoTiming of cholecystectomy in acute biliary pancreatitis. Is still reasonable to wait?
Borreca D, Bona A, Bellomo MP, Borasi A, De Paolis P
Minerva Chirurgica. 2016 Feb;71(1):31-7
📄 Leggi l'articolo scientificoPiù di 280.000 appendicectomie vengono eseguite ogni anno negli Stati Uniti. La laparoscopia è oggi l'approccio di scelta per la sua efficacia e i tempi di recupero ridotti.
Nonostante l'appendicite sia un problema comune da secoli, solo all'inizio del XIX secolo l'appendice è stata riconosciuta come un organo capace di causare malattia. Descritta per la prima volta come trattamento per l'appendicite acuta da Reginald Fitz nel 1886, l'appendicectomia è diventata lo standard di cura per la sua efficacia e bassa morbilità.
Classicamente, il paziente presenta dolore periombelicale che "migra" nell'addome inferiore destro, con anoressia associata. L'ostruzione e l'infiammazione appendicolare causano irritazione dei nervi afferenti viscerali autonomi del ganglio mesenterico superiore (fig. 1), che evocano un dolore epigastrico o periombelicale scarsamente localizzato. Una volta che l'infiammazione raggiunge le superfici parietali del peritoneo, le fibre somatiche evocano un dolore localizzato nel quadrante inferiore destro, con possibili segni di peritonismo.
Tipico segno semeiologico è la dolorabilità del punto di McBurney (fig. 2). Altri segni includono il segno di Rovsing e il segno dello psoas.
Raramente si verificano episodi ricorrenti di sospetta appendicite acuta (appendicite cronica o ricorrente), con dolore cronico o intermittente del quadrante inferiore destro.
Figura 1 – innervazione intestinale
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 2 – possibili varianti anatomiche e punto di McBurney
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Sebbene la diagnosi di appendicite possa spesso essere ottenuta con un semplice esame fisico, possono essere utili a completamento gli esami ematochimici (globuli bianchi, indici di infiammazione) e l'ecotomografia addominale.
La tomografia computerizzata (TC) viene sempre più impiegata per la valutazione dei pazienti con patologia appendicolare (fig. 3), per la sua alta sensibilità e specificità e per l'eccellente dettaglio anatomico utile nella pianificazione chirurgica.
Figura 3 – esame TC in corso di appendicite acuta
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
La maggior parte dei pazienti con appendicite acuta viene gestita mediante la rapida rimozione chirurgica dell'appendice. La terapia antibiotica da sola comporta un'elevata incidenza di recidive (35%), per cui la terapia standard è l'intervento chirurgico. L'intervento può essere condotto con tecnica open tradizionale (fig. 4) o con la metodica videolaparoscopica (fig. 5).
Figura 4 – Appendicectomia con tecnica classica aperta. Viene isolata e sezionata l'arteria appendicolare nel contesto del mesenteriolo (a), e successivamente sezionata l'appendice alla base che si inserisce nel ceco (b). Il piccolo moncone appendicolare viene affondato mediante una sutura a "borsa di tabacco" (c-d)
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 5 – Appendicectomia videolaparoscopica. I tempi chirurgici sono simili a quelli della chirurgia tradizionale, ma con un accesso alla cavità addominale ottenuto mediante tre piccole incisioni comprese tra 5 mm e 1 cm
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Il ruolo della laparoscopia è cresciuto notevolmente: il laparoscopio ottico viene inserito attraverso una piccola incisione periombelicale e vengono posizionati altri due trocar aggiuntivi. La laparoscopia offre maggiori benefici per quanto riguarda la durata della degenza ospedaliera ed il recupero delle normali attività quotidiane e sportive.
Due casi documentati di appendicectomia videolaparoscopica: un caso classico e un caso complesso con peritonite.
Appendicectomia videolaparoscopica — Classico esempio di appendicite acuta. Esplorazione della cavità addominale, isolamento dell'appendice, sezione dell'arteria appendicolare e rimozione per esame istologico.
Appendicectomia videolaparoscopica — Secondo caso operatorio con documentazione dei tempi chirurgici laparoscopici: esplorazione, isolamento, sezione e rimozione dell'appendice.
La diverticolosi del colon affligge circa il 50% dei soggetti adulti con età superiore a 50 anni. Solo il 10-25% svilupperà complicanze nel corso della vita.
I diverticoli sono estroflessioni acquisite dello strato mucoso attraverso la parete del colon, che si sviluppano più comunemente nel colon sigmoideo, ma possono coinvolgere tutto il colon. Si usa il termine diverticolosi per descrivere la semplice presenza di queste estroflessioni, mentre per diverticolite si intende l'infiammazione o la presenza di complicanze (sanguinamento, ascessi, fistole).
La causa non è nota con precisione, ma è più frequente tra le persone con abitudini alimentari povere di fibre. La mancanza di fibra alimentare determina un minore volume delle feci, richiedendo un'elevata pressione intraluminale e un'elevata tensione della parete del colon per la propulsione. La contrazione cronica provoca quindi l'ipertrofia muscolare e lo sviluppo di un processo di segmentazione che crea le alte pressioni responsabili della formazione dei diverticoli (fig. 1). Una diminuzione dell'elasticità della parete intestinale dovuta all'età contribuisce ulteriormente.
Figura 1 – formazione dei diverticoli
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 2 – diverticolosi individuata all'esame colonscopico
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
La malattia diverticolare non complicata non è di solito associata a sintomi. Solo il 10-25% dei pazienti svilupperà nell'arco della vita delle manifestazioni della patologia. La diverticolite si presenta principalmente con: dolore addominale nei quadranti inferiori, febbre, nausea, vomito e cambiamento dell'alvo intestinale.
L'episodio iniziale risponde spesso alla semplice terapia medica antibiotica ad ampio spettro, ma in circa la metà dei pazienti si avranno recidive. I sintomi più intensi sono associati a complicazioni gravi come la perforazione intestinale, la formazione di ascessi o di fistole.
Figura 3 – anastomosi dopo resezione del colon
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 4 – confezionamento di stomia di protezione temporanea dopo resezione (intervento di Hartmann)
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Il carcinoma colo-rettale è il quarto tumore maligno più comune. I tassi di sopravvivenza a 5 anni raggiungono oggi l'80-90% nelle forme individuate precocemente.
Il carcinoma colo-rettale è il quarto tumore maligno più comune ed è secondo solo al carcinoma del polmone come causa di morte per patologia maligna. I tassi di sopravvivenza relativa a 5 anni sono migliorati dall'80-90% attuale nelle forme individuate precocemente. È prevalentemente una malattia dei pazienti più anziani (picco nella settima decade), ma può manifestarsi in qualsiasi fascia d'età.
La distribuzione ha subito negli ultimi 50 anni uno spostamento graduale: dal retto e colon sinistro verso il colon destro; questo implica che lo screening dovrebbe essere esteso all'intero colon. La maggior parte dei carcinomi si sviluppa da un polipo precursore, secondo una sequenza ben definita. I fattori dietetici (grassi, carni rosse e lavorate) e la scarsa assunzione di fibre sono implicati nell'eziologia.
Figura 1 – adenocarcinoma ulcerato
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
I pazienti possono presentarsi con insorgenza di sintomi cronici insidiosi o con occlusione intestinale acuta o perforazione con peritonite. Il sanguinamento è probabilmente il sintomo più comune: nonostante la causa più frequente di ematochezia sia la patologia emorroidaria, non va sottovalutato nei soggetti di mezza età o anziani. Il secondo sintomo più frequente è il cambiamento dell'alvo. L'anemia da carenza di ferro è una complicanza riconosciuta, specialmente per le lesioni del colon destro.
La diagnosi precoce si basa sullo screening (test sangue occulto fecale + pancolonscopia) per i pazienti oltre i 50 anni. La TC dell'addome è utile come indagine di stadiazione preoperatoria. Il CEA ha valore nel follow-up oncologico ma non nella diagnosi iniziale.
I principi generali raccomandati per tutte le localizzazioni comprendono la rimozione della lesione primaria con margine chirurgico adeguato e l'asportazione di almeno 13 stazioni linfonodali per la corretta stadiazione. Gli interventi possono essere eseguiti con tecnica open o per via laparoscopica mininvasiva, che consegue gli stessi risultati oncologici migliorando l'outcome funzionale: mobilizzazione dal giorno successivo, alimentazione dopo 2 giorni, recupero più rapido e inizio precoce delle terapie oncologiche postoperatorie.
Figura 2 – Emicolectomia destra per lesione del colon destro
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 3 – Resezione segmentaria del trasverso
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 4 – Emicolectomia sinistra per lesioni del colon sinistro
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 5 – colectomia totale/subtotale per lesioni sincrone multifocali
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Il trattamento del cancro del retto è più complesso di quello del colon e cambia in base alla localizzazione e all'estensione della neoplasia. L'escissione totale mesorettale (TME) ha drasticamente ridotto le recidive locali.
Il carcinoma colo-rettale è il quarto tumore maligno più comune. I tassi di sopravvivenza a 5 anni sono migliorati fino all'80-90% nelle forme individuate precocemente. I fattori di rischio ambientali comprendono età >50 anni, dieta ricca di grassi e povera di fibre, obesità, fumo e alcool. I principali fattori genetici sono la Poliposi Adenomatosa Familiare (FAP), la Sindrome di Gardner e la Sindrome di Lynch. Tra i fattori infiammatori: rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn.
Il sanguinamento è il sintomo più comune; il cambiamento dell'alvo è il secondo. La diagnosi precoce si basa su test sangue occulto fecale e pancolonscopia. Nel carcinoma rettale è fondamentale la stadiazione preoperatoria mediante RMN pelvica o ecoendoscopia, per valutare l'infiltrazione parietale e il coinvolgimento linfonodale del mesoretto, e decidere l'eventuale terapia neoadiuvante.
Figura 1 – anatomia del retto e del canale anale
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
45-50,4 Gy in 25-28 sedute (5/settimana), associata a chemioterapia con fluoropirimidine. Intervento chirurgico dopo 6-8 settimane dal termine della radioterapia.
25 Gy in 5 sedute (1 settimana), senza chemioterapia. Intervento entro 2-3 giorni, oppure posticipato di 6-8 settimane per permettere la riduzione volumetrica del tumore.
La radioterapia preoperatoria, da sola o associata alla chemioterapia, è utilizzata nella malattia a rischio medio-alto con le finalità di migliorare la resecabilità chirurgica, ridurre la probabilità di recidive locali, incrementare le probabilità di salvataggio dello sfintere e migliorare la sopravvivenza globale del paziente.
Il trattamento del cancro del retto è più impegnativo di quello del colon. I principi chirurgici di Heald implicano l'escissione totale mesorettale (TME), che ha drasticamente abbattuto il tasso di recidive locali. La classificazione di Rullier (2013, fig. 2) permette di standardizzare le procedure in rapporto alla localizzazione e all'estensione della neoplasia.
Figura 2 – classificazione di Rullier in base alla localizzazione ed all'estensione della lesione
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 3 – resezione anteriore del retto
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 6 – Resezione addominoperineale secondo Miles
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 4 – resezione intersfinterica
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 5 – anastomosi tra il colon ed il retto residuo
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Nelle neoplasie del retto medio-distale è possibile una resezione conservativa della funzione sfinterica (resezione anteriore o intersfinterica). La resezione addomino-perineale sec. Miles con colostomia definitiva (fig. 6) è indicata in caso di infiltrazione franca del piano sfinteriale (~15% delle resezioni rettali in Italia). Tutte le procedure possono essere condotte in videolaparoscopia, con riduzione del dolore, minore degenza e outcome oncologico paragonabile alla tecnica aperta.
Recentemente è stato sviluppato l'approccio transanale al mesoretto (taTME), come alternativa al tradizionale approccio transaddominale (open o videolaparoscopico).
Il nuovo accesso per via transanale permette, nel caso di tumori del retto medio-basso, di ottenere validi risultati oncologici, con un tasso maggiore di preservazione degli sfinteri (evitando stomie derivative definitive), ed una migliore visualizzazione dei plessi nervosi (tutelando le funzioni urinarie e sessuali). La migliore visualizzazione per via transanale permette di confezionare un'anastomosi in sicurezza, in zona sicuramente priva di cellule tumorali.
The new approach to the rectal cancer: 'down-to-up' double endolaparoscopic pelvic access (DEPA). Preliminary evaluation of outcomes
Borreca D, Bona A, Bellomo MP, Borasi A, De Paolis P
Updates in Surgery. 2015 Sep;67(3):293-9. DOI: 10.1007/s13304-015-0306-3
📄 Leggi l'articolo scientificoTransanal Total Mesorectal Excision: International Registry Results of the First 720 Cases
Borreca D et al. — International TaTME Registry Collaborative
Annals of Surgery. 2016. DOI: 10.1097/SLA.0000000000001948
📄 Leggi l'articolo scientificoIl tumore dello stomaco ha registrato una progressiva diminuzione nei tassi di incidenza e mortalità negli ultimi decenni, grazie al miglioramento dell'alimentazione e alla riduzione dell'infezione da Helicobacter pylori.
Il processo neoplastico ha origine quasi sempre dalla mucosa gastrica e viene classificato come adenocarcinoma. La maggior parte si sviluppa attraverso una cascata di condizioni precancerose: gastrite atrofica, metaplasia intestinale e displasia (Cascata di Correa, fig. 1).
La gastrite cronica atrofica e la metaplasia intestinale sono le più frequenti condizioni precancerose. L'infezione da Helicobacter pylori è la principale causa; altri fattori sono età avanzata (>45-50 anni) e familiarità di I grado per cancro gastrico. L'unica terapia raccomandata per ridurre il rischio è l'eradicazione dell'H. pylori. Le Linee Guida Europee raccomandano follow-up endoscopico ogni 3 anni nei pazienti con pangastrite atrofica.
Figura 1 – cascata di Correa
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
I sintomi sono vaghi ed aspecifici: calo ponderale, dolore, nausea, anoressia, anemia, disfagia e sazietà precoce. Sintomi d'allarme (perdita di peso, disfagia, sanguinamento, anemia, vomito persistente) devono condurre rapidamente all'esecuzione di una esofagogastroduodenoscopia (EGDS), che rappresenta lo standard diagnostico.
La TC è impiegata per la stadiazione della malattia. L'ecoendoscopia (EUS) valuta la profondità dell'infiltrazione parietale e la relazione con le strutture adiacenti, permettendo la selezione della migliore terapia.
Negli ultimi 20 anni, l'endoscopia ha acquisito un ruolo terapeutico nel rimuovere il cancro gastrico allo stadio early (EGC), con sopravvivenza a 5 anni che può raggiungere il 90%. L'EGC è definito come carcinoma con invasione limitata alla mucosa o alla sottomucosa.
Due tecniche endoscopiche sono disponibili: la resezione della mucosa (EMR) per lesioni ≤2 cm, e la dissezione sottomucosa (ESD) che permette la rimozione en-bloc di lesioni di qualsiasi dimensione (fig. 2), superando il problema delle recidive per resezione incompleta dei margini.
Se i criteri di indicazione sono rispettati (fig. 3), le percentuali di successo tecnico e di resezione curativa superano il 90%, con curve di sopravvivenza a 5 anni sovrapponibili alla chirurgia.
Figura 2 – resezione endoscopica ESD di neoplasia early
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 3 – criteri per resezioni chirurgiche o endoscopiche
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Nel carcinoma gastrico avanzato, la chirurgia comprende due aspetti: l'estensione della resezione gastrica (dipendente dalla sede del tumore) e l'estensione della linfoadenectomia. Una linfoadenectomia allargata D2 (≥20-25 linfonodi) è raccomandata.
Gastrectomia subtotale con ricostruzione secondo Billroth II (fig. 4). La resezione si estende 6 cm prossimalmente al limite macroscopico della lesione.
Figura 4 – ricostruzione secondo Billroth II
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Gastrectomia totale con anastomosi esofagodigiunale sec. Roux, o ansa interposta. Per i tumori sottocardiali con infiltrazione esofagea >1-2 cm: approccio toracotomico destro per resezione esofagea.
Figura 5 – a) gastrectomia subtotale sec. Billroth II b) gastrectomia totale con ansa interposta c) esofagogastrectomia totale con ricostruzione cervicale o toracica
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Il problema dell'estensione della linfoadenectomia è estremamente controverso. Una valutazione complessiva dei risultati in letteratura fa ritenere che una linfoadenectomia D2, che asporti almeno 20-25 linfonodi (fig. 6), debba essere privilegiata per garantire la corretta stadiazione e i migliori risultati oncologici.
Figura 6 – stazioni linfonodali
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Un approccio moderno e meno invasivo: tornare a casa lo stesso giorno dell'intervento, riducendo stress e tempi di recupero.
Questo approccio innovativo e consolidato permette di tornare a casa lo stesso giorno dell'intervento, riducendo stress e tempi di recupero. Vengono impiegate tecniche all'avanguardia per garantire interventi precisi e minimamente invasivi. La nostra priorità è il tuo benessere e la tua serenità, offrendoti un percorso di cura chiaro, dalla prima visita fino al completo recupero post-operatorio.
Una vasta gamma di interventi di chirurgia generale possono essere eseguiti in regime ambulatoriale, tra cui:
Gli interventi vengono eseguiti in sale operatorie dotate delle più moderne attrezzature laparoscopiche e di anestesia, garantendo sicurezza e precisione in ogni procedura.
Torre laparoscopica e sistema di anestesia
Illuminazione chirurgica e strumentario sterile
Durante la prima visita, verrà valutato attentamente il caso, discutendo l'idoneità all'intervento ambulatoriale e fornendo tutte le informazioni necessarie.
L'operazione viene eseguita in una sala operatoria moderna e attrezzata (vedi figure). Anestesia locale, durata 15–60 minuti.
Dopo l'intervento è previsto un monitoraggio per un breve periodo prima di essere dimesso. Verranno consegnate istruzioni dettagliate per la gestione del post-operatorio a casa.
Rivalutazione dopo l'intervento per assicurare una guarigione ottimale e rispondere a qualsiasi dubbio.
La cosiddetta "ernia dello sportivo" è in realtà una debolezza della parete posteriore del canale inguinale (PIPS), prevalente in atleti di alto livello che praticano sport con rapidi cambiamenti di direzione.
Il termine "ernia dello sportivo" è fonte di confusione perché, per definizione, i pazienti in realtà non hanno una tipica ernia, ma piuttosto una debolezza della parete posteriore del canale inguinale, associata ad altri aspetti patologici quali un edema osseo o una tendinopatia inserzionale adduttoria. In letteratura viene pertanto denominata come Sindrome del dolore pubico-inguinale (o PIPS).
La debolezza della parete posteriore è il riscontro più comune, in oltre l'85% degli atleti con dolore inguinale. La condizione ha ricevuto notevole attenzione dalla stampa, a causa della sua prevalenza in atleti d'alto livello coinvolti in sport che richiedono rapidi cambiamenti di direzione (calcio, pallacanestro, atletica, tennis, hockey).
Il primo passo diagnostico è assicurarsi che non si tratti di una causa esterna all'inguine che presenti un dolore riferito, come il dolore radiculare lombosacrale, prostatite, patologie ortopediche dell'anca o cause gastrointestinali (tabella 1).
Questa patologia può essere definita come dolore, sia di insorgenza acuta o cronica, che si verifica prevalentemente nella zona inguinale, in assenza di altre patologie evidenti. L'imaging mediante risonanza magnetica diventa il metodo più affidabile nel porre diagnosi in questi pazienti (fig. 1).
Lo scopo di qualsiasi trattamento è di ridurre al minimo il tempo totale in cui lo sportivo è lontano dalla propria attività agonistica. Non è necessario ab initio il trattamento chirurgico: le linee guida internazionali consigliano un periodo di riposo seguito dalla riabilitazione funzionale per un massimo di circa 2 mesi.
Nei casi in cui si verifichi il fallimento della terapia conservativa può divenire indicata la terapia chirurgica: ricostruzione della debolezza della parete posteriore con protesi e correzione di eventuali ulteriori reperti. È indispensabile che la patologia venga trattata in centri con alti volumi, con stretta collaborazione tra specialisti ortopedici e chirurghi.
Figura 1 – Presenza di edema osseo a livello della sinfisi pubica
Pubalgia cronica superiore ai due mesi, refrattaria alla terapia conservativa.
Nel caso in esame, si può notare come la componente dolorosa inguino-pubica sia stata causata da un'importante linfoadenomegalia di origine benigna, tenacemente adesa ai vasi iliaci, che è stata completamente rimossa con successiva risoluzione della sintomatologia.
La tecnica laparoscopica (fig. 2) permette un recupero più rapido e il ritorno precoce all'attività sportiva agonistica: già dopo 7 giorni è possibile riprendere gradualmente l'allenamento, e dopo circa 4 settimane si può avere la ripresa completa. Bisogna comunque effettuare valutazioni in ogni singolo caso, non potendo estendere lo stesso concetto terapeutico ad ogni paziente.
Figura 2 – riparazione laparoscopica della debolezza della parete posteriore
L'approccio laparoscopico posteriore transaddominale (TAPP) è oggi il gold standard per ernie inguinali bilaterali, recidive e laparoceli, con ridotta convalescenza e ritorno precoce alle attività.
Il primo approccio laparoscopico è attribuito a Ger, che ha proposto la sutura intraaddominale del colletto del sacco erniario. Arregui e colleghi hanno ideato il posizionamento del materiale protesico nello spazio preperitoneale per via transaddominale, coprendo e rinforzando la parete inguinale posteriore (fig. 1). Questo approccio è probabilmente il più popolare in uso oggi, in particolare per le ernie inguinali bilaterali.
Figura 1 – ernia inguinale indiretta
La riparazione per via classica di un'ernia recidiva è associata ad aumentato rischio di danno nervoso con dolore cronico e ischemia testicolare. Felix ha rilevato che il 42% delle recidive era dovuto a difetti persistenti; nel 9% vi erano ernie femorali inizialmente misconosciute (fig. 2). L'approccio laparoscopico esplora tutte queste aree (fig. 3), sfruttando l'accesso posteriore per evitare il tessuto già precedentemente dissezionato.
Figura 2 – ernia femorale
Figura 3 – ispezione laparoscopica delle possibili porte erniarie
Le ernie inguinali bilaterali sono un'indicazione ideale per la riparazione laparoscopica. Permette di rilevare ernie controlaterali inattese (fig. 3) e di riparare entrambi i difetti attraverso le stesse tre piccole incisioni (figg. 4-5), con ridotto dolore postoperatorio e ripresa più rapida. Quando la diagnosi controlaterale non è certa, la laparoscopia consente la riparazione anche di ernie subcliniche.
Figura 4 – posizionamento della mesh a copertura di tutti gli orifizi
Figura 5 – accessi dei trocars al termine dell'intervento
I potenziali benefici del trattamento laparoscopico dei laparoceli (fig. 6) risiedono nell'assenza di flap sottocutanei — che richiedono drenaggi prolungati e conducono a sieromi, ematomi e infezioni — e nell'assenza di grandi cicatrici addominali. La pressione intra-addominale aiuta a stabilizzare la mesh secondo il principio di Pascal, riducendo il tasso di recidive.
La chiusura laparoscopica della breccia sfrutta la legge di Laplace, riducendo il raggio e migliorando la tenuta della riparazione. Il posizionamento di una rete autofissante abolisce i mezzi di fissazione, spesso responsabili del dolore cronico postoperatorio. Il dolore è quindi ridotto, così come la convalescenza e il ritorno alle normali attività quotidiane e sportive.
Figura 6 – visione laparoscopica della porta del laparocele
Due casi documentati con tecnica TAPP laparoscopica: ernioalloplastica inguinale bilaterale e alloplastica di laparocele.
Ernioalloplastica inguinale TAPP bilaterale — Difetti erniari mediali ai vasi epigastrici (ernia diretta). Preparazione del flap peritoneale, isolamento del funicolo, posizionamento della protesi.
Alloplastica di laparocele videolaparoscopica (TAPP) — Riduzione del contenuto erniario, preparazione del flap peritoneale, chiusura della fascia muscolare e posizionamento della protesi.
Does self-fixing mesh extend indications to transabdominal pre-peritoneal laparoscopic hernia repair (TAPP)?
MP Bellomo, A Bona, A Borasi, D Borreca, C Filippa, S Manfredi, P De Paolis
Hernia. 2015 Apr;19 Suppl 1:S157-65 — Inguinal hernia: mesh fixation
📄 Leggi l'articolo scientificoLaparoscopic transabdominal preperitoneal self-adhesive mesh repair for laterally placed ventral and incisional hernias
MP Bellomo, A Bona, A Borasi, D Borreca, C Filippa, S Manfredi, P De Paolis
Hernia. 2015 Apr;19 Suppl 1:S25-31 — Parastomal hernia, risky zone & prophilactic mesh
📄 Leggi l'articolo scientificoL'ernia incisionale è iatrogena e la sua incidenza è strettamente dipendente dal numero degli interventi chirurgici addominali. Più della metà appare entro 1 anno dall'operazione.
L'ernia incisionale è iatrogena e la sua incidenza è strettamente dipendente dal numero degli interventi chirurgici addominali. Homans, nel 1887, riferì che il 10% degli interventi addominali è complicato da ernie incisionali. Studi a lungo termine dimostrano l'esistenza di un continuo logoramento della cicatrice laparotomica, con laparoceli che si sviluppano anche oltre i 10 anni.
I fattori causali includono: infezione e deiscenza di ferita, posizionamento di tubi di drenaggio attraverso l'incisione, terapia steroidea o immunosoppressiva, malattie infiammatorie croniche intestinali. L'obesità è un importante fattore di rischio sia per il verificarsi dell'ernia incisionale sia per la probabilità di recidiva.
Figura 1 – classificazione EHS (European Hernia Society)
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
L'unico trattamento risolutivo è l'intervento chirurgico. È obbligatorio utilizzare una protesi in tutte le riparazioni, anche se il difetto fasciale è inferiore a 4 cm. La classificazione EHS (fig. 1) permette di scegliere il miglior approccio chirurgico per ogni localizzazione.
Tecnica onlay. Posizionamento della protesi al di sopra di una semplice riparazione tissutale. Offre un vantaggio limitato rispetto alla semplice sutura.
Tecnica inlay. Riparazione a ponte popolare negli anni '90. Il principio è colmare il difetto, ma il tasso di recidiva è elevato nei pazienti obesi.
Tecnica sublay (retromuscolare). Posizionamento di una protesi di grandi dimensioni nello spazio tra i muscoli addominali e il peritoneo (figg. 3-4). Resa popolare da Velamenta, Stoppa e Wantz: è considerata il metodo più efficace, particolarmente indicata per ernie grandi, multiple e ricorrenti.
Tecnica laparoscopica. Introdotta nel 1993 da LeBlanc, riproduce i principi della tecnica sublay. Il tasso di recidiva è dell'1-3.3% versus 1.1-10% della tecnica tradizionale. Superiore per complicanze postoperatorie, degenza ridotta e possibilità di identificare più difetti contestualmente.
Figura 2 – tecniche chirurgiche a confronto: overlay, inlay, underlay
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 3 – preparazione del piano retromuscolare
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 4 – preparazione del piano retromuscolare
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Individuazione del difetto erniario, riduzione del contenuto, preparazione del flap peritoneale, chiusura della fascia muscolare e posizionamento della protesi con tecnica laparoscopica.
Laparoscopic transabdominal preperitoneal self-adhesive mesh repair for laterally placed ventral and incisional hernias
MP Bellomo, A Bona, A Borasi, D Borreca, C Filippa, S Manfredi, P De Paolis
Hernia. 2015 Apr;19 Suppl 1:S25-31 — Parastomal hernia, risky zone & prophilactic mesh
📄 Leggi l'articolo scientificoUna patologia frequente, legata ad un difetto nello sviluppo embriologico. Il rapporto femmina-maschio negli adulti è di 3:1, principalmente per la maggiore pressione intraddominale causata dalla gravidanza.
L'ernia ombelicale è una patologia frequente ed è legata ad un difetto nello sviluppo embriologico; non è quindi così rara nella popolazione pediatrica. Le ernie ombelicali si formano attraverso un difetto nella chiusura dell'orifizio addominale dove emerge il cordone ombelicale dopo che il sacco celomatico è stato obliterato (figura 1).
L'avvento della chirurgia laparoscopica, associata ad una tipica incisione periombelicale, può portare ad un incremento delle ernie incisonali dell'ombelico. Queste ernie sul sito dei port laparoscopici tendono ad essere suscettibili di riparazione chirurgica simile a un'ernia ombelicale.
Il rapporto femmina-maschio negli adulti per le ernie ombelicali è in genere 3:1, principalmente dovuto dalla maggiore pressione intraddominale causata dalla gravidanza.
Figura 1 – formazione dell'ernia ombelicale
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
La gestione delle ernie ombelicali è non operativa nei bambini fino a 2-3 anni, perché viene spesso osservata la chiusura spontanea. Nei pazienti che necessitano di un intervento chirurgico, adulti o bambini, la riparazione dipende dalla dimensione dell'ernia.
La maggior parte dei dati attualmente disponibili mostra che i tassi di recidiva con uso di mesh sono inferiori alla semplice riparazione tramite sutura dell'ernia (figg. 2-3).
È possibile eseguire la riparazione anche di questa tipologia di ernie per via mininvasiva laparoscopica. In alcuni studi recenti in letteratura emerge come, utilizzando la via mininvasiva, vi siano un minor numero di recidive ed una ripresa precoce delle attività quotidiane e/o sportive.
Per ernie di piccole dimensioni, in regime ambulatoriale. Maggiore tasso di recidiva rispetto alla mesh.
Per ernie di medie e grandi dimensioni. Minore tasso di recidiva. Approccio open o laparoscopico.
Figura 2 – posizionamento della mesh
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 3 – posizionamento della mesh
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
La riparazione di ernia inguinale è l'intervento chirurgico più frequentemente eseguito nelle sale operatorie di tutto il mondo: oltre 770.000 riparazioni l'anno negli Stati Uniti.
L'incidenza globale dell'ernia inguinale nella popolazione si aggira intorno al 4-5%, con valori che raddoppiano nel solo sesso maschile. L'incidenza aumenta progressivamente con l'età.
L'ernia inguinale viene definita come la dislocazione di un viscere addominale, ricoperto dal peritoneo che ne costituisce il sacco, attraverso un difetto nella parete del canale inguinale. Viene classicamente distinta in diretta e indiretta: circa due terzi delle ernie inguinali sono indirette (fig. 1). L'ernia indiretta è situata lateralmente ai vasi epigastrici inferiori e si caratterizza per la sporgenza del sacco attraverso l'anello inguinale interno. L'ernia diretta è invece una debolezza nella fascia trasversalis, medialmente ai vasi epigastrici. Un'ernia con componente sia diretta che indiretta viene indicata come ernia a pantalone.
Inizialmente la sintomatologia è spesso costituita da un bruciore a livello inguinale, specialmente dopo uno sforzo fisico. Con il tempo il sacco tende ad ingrandirsi fino a far percepire una tumefazione dolorosa. L'evoluzione è verso il progressivo peggioramento, con possibile insorgenza di complicanze gravi quali l'incarceramento o lo strangolamento, che possono richiedere un intervento d'urgenza.
Figura 1 – Ernia inguinale indiretta
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Non esiste una terapia medica o conservativa efficace: l'unica soluzione definitiva è quella chirurgica. L'intervento prevede la riduzione in cavità addominale del viscere erniato, la plastica del difetto di parete e il rinforzo mediante protesi secondo una tecnica priva di tensione per evitare recidive.
La necessità dell'anestesia generale non deve spaventare il paziente: permette un'esecuzione sicura dell'intervento, con effetti collaterali prossimi allo zero.
Figura 2 – schema di intervento con posizionamento di protesi per via tradizionale anteriore
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Ernioalloplastica inguinale videolaparoscopica con tecnica TAPP in paziente con ernia inguinale bilaterale diretta.
Does self-fixing mesh extend indications to transabdominal pre-peritoneal laparoscopic hernia repair (TAPP)?
MP Bellomo, A Bona, A Borasi, D Borreca, C Filippa, S Manfredi, P De Paolis
Hernia. 2015 Apr;19 Suppl 1:S157-65 — Inguinal hernia: mesh fixation
📄 Leggi l'articolo scientificoTrattamento laparoscopico mininvasivo di tutte le principali forme di ernia addominale. Tecniche TAPP e TEP con rete protesica, recupero rapido e minima ospedalizzazione.
Un'ernia è la fuoriuscita di un viscere o di tessuto adiposo dalla cavità addominale attraverso un punto di debolezza della parete muscolare. Il trattamento chirurgico è l'unica soluzione definitiva: l'approccio laparoscopico permette una riparazione precisa con rete protesica, minore dolore post-operatorio, ripresa rapida delle attività quotidiane e ridotto rischio di recidiva rispetto alla chirurgia open.
Eseguo tutte le principali tecniche laparoscopiche per la riparazione delle ernie — TAPP (Trans-Abdominal Pre-Peritoneal) e TEP (Totally Extra-Peritoneal) — con vasta esperienza pubblicata su riviste internazionali peer-reviewed.
La forma più comune. Protrusione attraverso il canale inguinale, più frequente nel sesso maschile. Tecnica TAPP in day surgery. → Scopri di più
Fuoriuscita di tessuto attraverso la cicatrice ombelicale. Frequente nelle donne dopo la gravidanza e nei soggetti obesi. Riparazione laparoscopica con mesh. → Scopri di più
Ernia incisionale su precedente cicatrice chirurgica. Classificazione EHS, tecniche IPOM e retromuscolare per difetti di qualsiasi dimensione. → Scopri di più
Protrusione attraverso il canale femorale. Rappresenta il 2–4% di tutte le ernie, più frequente nelle donne. Elevato rischio di incarceramento — indicazione chirurgica urgente. → Scopri di più
Inguine dello sportivo: dolore cronico nella regione inguino-pubica senza ernia evidente. Diagnosi differenziale approfondita e trattamento laparoscopico. → Scopri di più
Dettagli sulla tecnica transaddominale preperitoneale: accesso, dissezione, posizionamento della rete, chiusura del peritoneo. Video e pubblicazioni. → Scopri di più
Protrusione attraverso il canale femorale: diagnosi, sintomi e trattamento chirurgico laparoscopico.
Un'ernia crurale è una protrusione di un sacco peritoneale, coperto con grasso extraperitoneale, attraverso la guaina femorale. Il sacco erniario può contenere tutto o parte di un viscere addominale. L'ernia femorale più comune penetra nel canale femorale, che è quello spazio nella guaina mediale ai vasi femorali nel loro tragitto dall'addome alla coscia (figura 1). Le ernie femorali si verificano molto meno frequentemente di quelle inguinali, e rappresentano circa il 2-4% di tutte le riparazioni erniarie. Le ernie femorali sono più frequenti nelle femmine rispetto ai maschi con un rapporto di 4:1.
L'eziologia dell'ernia femorale non è ben definita. In contrasto con l'ernia inguinale, non c'è una facile spiegazione embriologica. Il fatto che queste ernie siano riscontrate più frequentemente in donne sopra i 50 anni, e la disparità nell'incidenza tra donne pare e nullipare, suggerisce che la pressione intra-addominale e lo stiramento del tessuto aponeurotico conseguente alla gravidanza siano fattori determinanti. Tosse cronica, stitichezza e anche eccessivi sforzi fisici protratti nel tempo, possono contribuire ad aumentare la pressione intra-addominale, conducendo alla formazione di questa tipologia di ernia.
Il quadro di presentazione più comune è una tumefazione dolorosa che compare inferiormente al legamento inguinale, nella parte alta della coscia. In alcuni pazienti il nodulo potrebbe non causare dolore, e la diagnosi differenziale con una patologia linfonodale può spesso essere ottenuta mediante un'ecografia.
Molti studi epidemiologici dimostrano che il 35-40% delle ernie femorali si presentano come un'emergenza, in quanto la natura fibrotica dell'orifizio erniario può condurre facilmente allo strangolamento del contenuto. Questa presentazione è più comune nelle donne che negli uomini e comporta una resezione intestinale in circa 1 paziente su 5; per questi motivi è molto importante far effettuare una valutazione tempestiva, qualora si noti una tumefazione di questa regione.
L'operazione dovrebbe sempre essere consigliata per due motivi:
Un'ernia femorale è una varietà di ernia inguinale — un difetto della fascia trasversalis, sfruttata da un sacco peritoneale che attraversa una debolezza muscolare. Da ciò, ne consegue che la riparazione segue gli stessi canoni della riparazione dell'ernia inguinale: isolare e ridurre il sacco erniato, riparare il difetto della fascia e quindi rinforzare questa riparazione utilizzando eventualmente materiali protesici (figg. 2-3).
Come nelle ernie inguinali, sono possibili due approcci operativi: quello classico con un piccolo taglio in regione inguinale o crurale, e quello laparoscopico mini-invasivo. L'intervento tradizionale può essere eseguito in regime di Day Hospital, con un'anestesia locale o locoregionale, mentre l'approccio laparoscopico mininvasivo richiede spesso l'anestesia generale (in pazienti selezionati può essere effettuato in anestesia locoregionale) e un regime di One Day Hospital.
L'intervento laparoscopico mini-invasivo può essere indicato anche in caso di complicanze dell'ernia crurale, permettendo la riduzione sotto visione dell'intestino erniato e valutandone la vitalità direttamente in cavità addominale; questo approccio consente quindi una maggior accuratezza nel definire la necessità di una resezione intestinale, che può essere condotta eventualmente anche per via laparoscopica.
Trattamento chirurgico dell'obesità grave con tecniche laparoscopiche moderne, percorso multidisciplinare e follow-up a lungo termine.
La chirurgia bariatrica è indicata per i pazienti con obesità grave (BMI ≥ 40, o ≥ 35 con comorbidità significative) che non hanno ottenuto risultati duraturi con la terapia dietetica e farmacologica.
Il mio approccio è multidisciplinare: prima di procedere all'intervento, il paziente viene valutato da un team composto da chirurgo, nutrizionista, psicologo e internista, per garantire la massima sicurezza e il miglior risultato a lungo termine.
Tutti gli interventi vengono eseguiti in laparoscopia, con accessi minimi, riduzione del dolore post-operatorio e degenza di soli 2-3 giorni. Il follow-up post-operatorio è programmato a 1, 3, 6 e 12 mesi, e annualmente nel tempo.
"La chirurgia bariatrica non è una scorciatoia: è il punto di partenza di un cambiamento di vita che supporto con dedizione."
Rimozione laparoscopica di circa il 75-80% dello stomaco. Prima scelta per molti pazienti. → Scopri di più
Creazione di un piccolo stomaco e collegamento diretto al digiuno (Roux-en-Y). Ottimi risultati metabolici. → Scopri di più
Tecnica innovativa che divide il transito intestinale. Combina effetto restrittivo e metabolico con minore invasività rispetto al bypass gastrico, ideale per pazienti con diabete tipo 2 e obesità moderata. → Scopri di più
Interventi di revisione su pazienti con insuccesso di precedenti procedure bariatriche o complicanze tardive.
Valutazione multidisciplinare completa: visita chirurgica, nutrizionale, psicologica e internistica prima di procedere all'intervento.
Programma strutturato di controlli a breve, medio e lungo termine per monitorare la perdita di peso e le condizioni metaboliche.
Una tecnica innovativa che combina effetto restrittivo e metabolico per il trattamento dell'obesità e del diabete tipo 2.
La bipartizione del transito intestinale (Transit Bipartition) è una procedura chirurgica bariatrica e metabolica sviluppata dal chirurgo brasiliano Sergio Santoro.
L'intervento consiste nella creazione di una connessione diretta tra il tratto iniziale del digiuno e l'antro gastrico. In questo modo una parte degli alimenti raggiunge il tratto distale dell'intestino tenue molto più rapidamente, stimolando la produzione di ormoni intestinali — in particolare GLP-1, PYY e GIP — responsabili della sazietà e del controllo glicemico.
La bipartizione del transito è particolarmente indicata per:
Come per tutti gli interventi bariatrici, è richiesta una valutazione multidisciplinare completa con endocrinologo, nutrizionista e psicologo prima di procedere all'intervento.
| Bipartizione | Sleeve | Bypass | |
|---|---|---|---|
| Stomaco preservato | ✗ | ✗ | ✓ |
| Effetto metabolico | Alto | Modesto | Alto |
| Malassorbimento | Minimo | Assente | Presente |
| Reflusso gastrico | Non peggiora | Può peggiorare | Migliora |
| Reversibilità | Teoricamente sì | No | Difficile |
Riduzione volumetrica dello stomaco per il trattamento dell'obesità grave. Tecnica laparoscopica, degenza di 2-3 giorni.
La sleeve gastrectomy (o gastrectomia a manica) è un intervento di chirurgia bariatrica che consiste nella rimozione laparoscopica di circa il 75-80% dello stomaco lungo la grande curvatura, riducendolo a una struttura tubulare (a "manica", appunto) della capacità di circa 100-150 ml.
La riduzione volumetrica dello stomaco limita la quantità di cibo ingerita e, contemporaneamente, riduce la produzione di grelina, il principale ormone della fame prodotto dal fondo gastrico, contribuendo così alla riduzione dell'appetito.
L'intervento viene eseguito interamente in laparoscopia, attraverso 4-5 piccoli accessi di pochi millimetri. La guida di una sonda endoscopica garantisce la calibrazione precisa del volume residuo dello stomaco, ottimizzando i risultati e minimizzando i rischi.
La degenza post-operatoria è in genere di 2-3 giorni. Il paziente riprende una dieta liquida già dalla prima giornata, per poi progredire verso una dieta semiliquida e solida nelle settimane successive.
Illustrazione anatomica — Sleeve Gastrectomy
"La sleeve gastrectomy rappresenta oggi la procedura bariatrica più eseguita al mondo per la sua efficacia, sicurezza e relativa semplicità tecnica."
Visita chirurgica, esami del sangue, ecografia addominale, valutazione nutrizionale e psicologica.
Dieta pre-operatoria di 2-4 settimane per ridurre il fegato steatosico e facilitare la tecnica chirurgica.
Sleeve gastrectomy laparoscopica. Durata: 60-90 minuti. Degenza: 2-3 giorni.
Controlli programmati a 1, 3, 6, 12 mesi con monitoraggio del peso e integrazione vitaminica.
Preparazione e restrizione volumetrica dello stomaco a livello della grande curvatura, sulla guida di una sonda endoscopica.
Procedura di derivazione gastro-digiunale per il trattamento dell'obesità grave e del diabete tipo 2. Ottimi risultati metabolici a lungo termine.
Il bypass gastrico (o gastric bypass di Roux-en-Y) è considerato il gold standard della chirurgia bariatrica per la sua efficacia combinata sul peso e sulle comorbidità metaboliche, in particolare il diabete tipo 2.
L'intervento consiste nella creazione di una piccola tasca gastrica (circa 20-30 ml) separata dal resto dello stomaco, e nel suo collegamento diretto a un'ansa del digiuno. Lo stomaco residuo e il duodeno vengono esclusi dal transito alimentare, riducendo sia la capacità di ingestione che l'assorbimento calorico.
L'effetto combinato di restrizione e malassorbimento, insieme a profondi cambiamenti ormonali (in particolare della secrezione di incretine), rende il bypass particolarmente efficace nel trattamento del diabete tipo 2 e dell'ipertensione arteriosa.
L'intervento viene eseguito interamente in laparoscopia. La degenza è in genere di 3-4 giorni. Il paziente riprende l'alimentazione liquida già dalla prima giornata post-operatoria.
Illustrazione anatomica — Bypass Gastrico Roux-en-Y
"Il bypass gastrico è la procedura di scelta per i pazienti con reflusso gastroesofageo grave, diabete tipo 2 non controllato o BMI molto elevato."
| Caratteristica | Bypass Gastrico | Sleeve Gastrectomy |
|---|---|---|
| Perdita di peso | 70–80% EWL | 60–70% EWL |
| Remissione diabete | 80–85% | 50–60% |
| Reflusso gastroesofageo | Migliora | Può peggiorare |
| Degenza | 3–4 giorni | 2–3 giorni |
| Complessità tecnica | Maggiore | Minore |
| Integrazione vitaminica | A vita (obbligatoria) | Consigliata |
| Reversibilità | Tecnicamente possibile | Parzialmente reversibile |
EWL = Excess Weight Loss (perdita del peso in eccesso)
Visita multidisciplinare con chirurgo, nutrizionista, psicologo, internista e anestesista.
Dieta pre-operatoria, sospensione farmaci, preparazione intestinale. Gastroscopia preoperatoria obbligatoria.
Bypass gastrico Roux-en-Y laparoscopico. Durata: 90-120 minuti. Degenza: 3-4 giorni.
Controlli a 1, 3, 6, 12 mesi. Integrazione vitaminica a vita. Supporto nutrizionale continuativo.
Procedura di derivazione gastro-digiunale Roux-en-Y per il trattamento dell'obesità grave e del diabete tipo 2.
Diagnosi e trattamento delle patologie dell'ano e del retto con tecniche moderne, mininvasive e rispettose della qualità di vita.
La proctologia è spesso un ambito in cui i pazienti tardano a rivolgersi al medico per imbarazzo o paura. Il mio approccio è basato sulla massima discrezione, sull'ascolto attento e su un trattamento mirato a risolvere il problema con il minore disagio possibile.
Utilizzo tecniche moderne che spesso consentono di evitare il ricovero: molti trattamenti proctologici possono essere eseguiti in regime ambulatoriale o in day surgery, con anestesia locale e rapido ritorno alla vita quotidiana.
La diagnosi precoce è fondamentale: non rimandare una visita per una sintomatologia che persiste. Un esame proctologico completo è rapido, poco invasivo e spesso chiarisce la situazione in pochi minuti.
Legatura elastica, emorroidopessi con stapler (Longo), emorroidectomia chiusa, dearterializzazione. → Scopri di più
Ascessi perianali, fistole semplici e complesse: drenaggio, fistulotomia, tecnica LIFT, setone. → Scopri di più
Terapia topica, semicupi, sfinterotomia laterale interna per le forme croniche refrattarie alla terapia conservativa. → Scopri di più
Trattamento del prolasso mucoso e del prolasso rettale completo con tecniche laparoscopiche (rettopessi) o transanali secondo la gravità del caso.
Infezione cronica della piega interglutea: ascesso, fistola, trattamento chirurgico con tecnica aperta, chiusa o con lembi. → Scopri di più
Visita specialistica con anoscopia e rettoscopia per la diagnosi di patologie ano-rettali. Disponibilità per urgenze proctologiche.
Ulcera dell'anoderma causata dall'ipertono dello sfintere interno: diagnosi, terapia medica e chirurgica.
La ragade anale è un'ulcera dell'anoderma, nel 90% dei casi localizzata posteriormente lungo la linea mediana del canale anale. La causa è da ricercarsi nell'ipertono dello sfintere interno, che conducendo ad un'ischemia locale non permette la cicatrizzazione dell'area.
Sono spesso primitive, ma possono essere associate anche a patologie mediche quali il morbo di Crohn, la sifilide o neoplasie.
La ragade anale può essere acuta o cronica (presente per un lungo periodo di tempo). Quelle croniche presentano spesso associato il cosiddetto nodulo sentinella, determinato da una crescita infiammatoria del tessuto distalmente alla ragade.
Il sintomo tipico è il dolore, soprattutto dopo la defecazione, con durata fino ad alcune ore. Spesso è presente anche sanguinamento.
La diagnosi è clinica ed è sufficiente l'esplorazione rettale, associata ad eventuale proctoscopia.
Figura 1 – sfinterotomia laterale
S.D. Wexner, Colon and Rectal Surgery: Anorectal Operations, 2012 Lippincot
La terapia iniziale deve mirare a risolvere il sintomo doloroso, che risulta essere quello più invalidante. La guarigione completa, sia con terapia medica sia chirurgica, può richiedere fino a circa 6-10 settimane.
Semicupi caldi, integrazione dietetica di fibre con ricca idratazione. Molto utili come primo approccio per ridurre il dolore e favorire la guarigione.
Pomate topiche per favorire la riepitelizzazione e il rilassamento della muscolatura sfinterica, riducendo l'ipertono e facilitando la guarigione.
Per le ragadi refrattarie alla terapia conservativa: sezione dello sfintere interno (sfinterotomia laterale, fig. 1) e anoplastica per favorire la guarigione della ragade.
Il dolore acuto dopo trattamento chirurgico spesso scompare dopo alcuni giorni. La maggior parte dei pazienti sarà in grado di riprendere le attività quotidiane in pochi giorni dopo l'intervento chirurgico.
Infezioni acute e croniche della regione perianale: diagnosi, classificazione e trattamento chirurgico personalizzato.
L'ascesso anale è una cavità infetta piena di pus situata nella regione perianale o più raramente perirettale, che deriva da un'infezione acuta delle ghiandole anali di Hermann e Desfosses.
La fistola anale è una comunicazione tra il canale anale (o il retto) con la regione perianale. La causa più frequente di formazione di una fistola è data dalla suppurazione di una ghiandola situata a livello della linea pettinea del canale anale.
Una fistola può essere presente con o senza un ascesso e si può manifestare anche in situazioni non legate ad una genesi ghiandolare, come il morbo di Crohn, la terapia radiante, i traumi e le neoplasie.
Figura 1 – tipologie di fistole
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 2 – tipologie di ascessi
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
La diagnosi è spesso solamente clinica, ma in caso si sospetti un tragitto complesso della fistola è utile ricorrere a metodiche quali l'ecografia endoanale o la risonanza magnetica, per programmare l'intervento più adatto al paziente.
Il trattamento di un ascesso è il drenaggio chirurgico nella maggior parte dei casi, accompagnato a terapia antibiotica. La chirurgia diviene quasi sempre necessaria per curare una fistola anale, e l'intervento dipende dal tipo e dal tragitto della fistola.
Nei casi più semplici, che non coinvolgono gli sfinteri, si può intervenire sezionando completamente il tragitto fistoloso e lasciando guarire la ferita.
Sono spesso necessari interventi in più tempi, per preservare la corretta funzione sfinterica (posizionamento di setone, fig. 3; tecnica LIFT; flap mucoso).
Nella maggior parte dei casi gli interventi sono eseguiti in regime ambulatoriale o day-surgery. Per le fistole profonde o estese può essere necessario un breve ricovero in ospedale.
Post-operatorio: semicupi 3-4 volte al giorno, blandi lassativi, almeno 2 litri d'acqua al giorno per ammorbidire le feci e favorire la guarigione.
Figura 3 – posizionamento di setone per fistole complesse
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
La sindrome emorroidaria è uno dei disturbi più comuni: oltre metà della popolazione accusa almeno una crisi nel corso della vita.
Conosciute come vene varicose dell'ano e del retto, le emorroidi sono in realtà dei cuscinetti arterovenosi, contenenti fibre connettivali ed elementi di sostegno. Anatomicamente vengono suddivise in interne ed esterne a seconda della sede (fig. 1): le emorroidi esterne si sviluppano vicino all'ano e sono coperte dall'anoderma, un rivestimento di transizione molto sensibile e riccamente innervato — per questo la comparsa di una crisi del plesso esterno risulta dolorosa e raramente sanguinante. Le emorroidi interne viceversa sono rivestite da mucosa e quindi il loro sintomo più frequente è il sanguinamento, piuttosto che il dolore.
Le emorroidi sono presenti fin dalla nascita, e la loro evoluzione verso la malattia emorroidaria è in gran parte dovuta a cause genetiche e fattori ereditari, con la presenza di fattori scatenanti.
Figura 1 – plessi emorroidari
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
La malattia emorroidaria è una patologia assolutamente benigna che non produce evoluzioni in senso maligno. Si presenta spesso con un sanguinamento rosso vivo alla fine della defecazione, in genere senza pus o muco. A seconda dell'età (soprattutto dopo i 40 anni), però, bisogna valutare a fondo il sintomo, che può nascondere la presenza di una sottostante neoplasia del colon — in questi casi diventa consigliabile eseguire una pancolonscopia.
Possono inoltre presentarsi con dolore, o con un prolasso emorroidario. È possibile anche la comparsa acuta di una trombosi emorroidaria, caratterizzata da dolore molto intenso d'insorgenza acuta, di durata da 4-5 fino a 10-15 giorni. Spesso al termine della crisi esita una plica cutanea, definita marisca.
Nelle fasi iniziali con sintomatologia lieve, può essere sufficiente una dieta con supplemento di fibre, l'uso di semicupi e di integratori che proteggano la parete venosa. In caso di insuccesso o di recidiva, può essere indicato l'approccio chirurgico. Le tecniche si dividono in ambulatoriali e chirurgiche in senso stretto: le prime sono meno traumatiche ma caratterizzate da minore efficacia nel tempo, mentre le seconde mirano a una soluzione radicale in regime di Day Hospital.
Figura 2 – legatura elastica
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 3 – emorroidectomia chiusa
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Figura 4 – intervento di Longo
C.P. Delaney, Netter's Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier
Infezione cronica della pelle a livello della piega interglutea: cause, sintomi e opzioni di trattamento chirurgico.
La malattia pilonidale è un'infezione cronica della pelle situata a livello della piega interglutea. La causa deriva dalla persistenza congenita del cosiddetto sinus pilonidalis, e si manifesta più frequentemente nei maschi che presentano un eccesso di peli nella zona.
Spesso solitaria, può essere una manifestazione dell'acne inversa (cosiddetta tetrade follicolare, comprendente idrosadenite suppurativa, acne conglobata, perifollicolite dello scalpo).
I sintomi variano dalla presenza di piccoli fori cutanei, fino a masse voluminose nella regione. L'evoluzione può facilmente andare verso la suppurazione, con la comparsa di arrossamento cutaneo, secrezione purulenta, e sintomi sistemici quali la febbre o malessere generalizzato.
Dopo la risoluzione dell'ascesso molti pazienti sviluppano un tragitto fistoloso, cioè l'apertura verso l'esterno del processo infiammatorio.
Figura 1 – sinus pilonidalis
S.D. Wexner, Colon and Rectal Surgery: Anorectal Operations, 2012 Lippincot
Figura 2 – trattamento (procedura di Bascom)
S.D. Wexner, Colon and Rectal Surgery: Anorectal Operations, 2012 Lippincot
Il trattamento dipende dalla presentazione clinica della malattia. La scelta dell'approccio più adeguato viene valutata caso per caso durante la visita specialistica.
Gestito con drenaggio chirurgico per evacuare il pus e risolvere la fase infettiva acuta. Intervento ambulatoriale in anestesia locale.
Escissione completa della malattia con chiusura diretta della ferita, eventualmente con creazione di lembi cutanei per le forme più estese (procedura di Bascom, Karydakis).
La ferita viene lasciata aperta e necessita di medicazioni periodiche settimanali per mantenere ben detersa la zona e favorire la formazione di adeguato tessuto di granulazione.
Se viene programmato un intervento lasciando aperta la ferita, saranno necessarie medicazioni periodiche settimanali per mantenere ben detersa la zona, e permettere la formazione di un adeguato tessuto di granulazione.
Una selezione di interventi chirurgici documentati in video, a scopo divulgativo e scientifico.
I video hanno finalità esclusivamente informative e scientifiche. Il contenuto è destinato a un pubblico professionale e accademico.
Intervento di chirurgia bariatrica per obesità patologica. Preparazione e restrizione volumetrica dello stomaco a livello della grande curvatura, sulla guida di una sonda endoscopica.
Classico esempio di appendicite acuta. Dopo un'accurata esplorazione della cavità addominale, viene isolata l'appendice, con la sezione dell'arteria appendicolare nel contesto del mesenteriolo. Successivamente, viene sezionata tra appositi lacci l'appendice e rimossa per esame istologico.
Paziente con quadro di appendicite acuta e peritonite. Accurata toilette della cavità addominale e isolamento del moncone appendicolare, dopo avulsione completa dell'appendice. L'intervento segue successivamente i medesimi tempi dell'appendicectomia.
Quadro di colelitiasi sintomatica. Dopo aver isolato la colecisti, si individua il triangolo di Calot, formato dalle strutture afferenti alla colecisti (arteria e dotto cistico), che andranno sezionate previa adeguata preparazione. L'intervento termina con lo scollamento della colecisti dal letto epatico e la sua successiva rimozione. Non viene posizionato un drenaggio di routine.
Coliche biliari recidivanti e pregressa chirurgia addominale. Presenza di tenaci aderenze, che vengono lisate per individuare ed isolare la colecisti, con pareti infiammate, e le strutture anatomiche connesse da sezionare. Rimozione della colecisti e posizionamento di drenaggio di Jackson-Pratt.
Paziente con ernia inguinale bilaterale. Dopo un'attenta esplorazione della cavità addominale, si individuano i due difetti erniari inguinali, che risultano essere mediali ai vasi epigastrici, configurando un'ernia diretta. Viene preparato il flap peritoneale, isolati gli elementi del funicolo e ridotto il contenuto erniario. Si isola quindi il legamento di Cooper, e si posiziona la protesi, rivestendola con il flap peritoneale già preparato.
Viene individuato il difetto erniario e ridotto il contenuto in cavità addominale. Preparazione del flap peritoneale e della fascia muscolare, che viene successivamente chiusa mediante sutura continua previo posizionamento di drenaggio. Posizionamento della protesi, che viene ricoperta dal flap.
Pubalgia cronica superiore ai due mesi, refrattaria alla terapia conservativa. Riscontro intraoperatorio di importante linfoadenopatia del canale inguinale, responsabile della sintomatologia. Vengono rimossi i linfonodi patologici e viene rinforzata la parete posteriore del canale inguinale, con piena ripresa dell'attività sportiva agonistica dopo 40 giorni. I tempi chirurgici riprendono quelli dell'ernioalloplastica TAPP.
Nuova tecnica per la linfoadenectomia dei comparti iliaco-otturatori ed inguinali in caso di neoplasie (melanoma degli arti inferiori, tumori di Merkel, squamosi dell'ano) con metastasi linfonodali. L'accesso mininvasivo riduce significativamente le complicanze associate alla procedura tradizionale, con degenza ridotta e precoce recupero.
Equipe: Dott. Paolo De Paolis, Dott.ssa Alessandra Farnetti — Voce narrante: Dott.ssa Alessandra Farnetti
Borreca D et al. "Videoscopic Iliac-Obturator and Inguinal Lymph Node Dissection" — J Laparoendosc Adv Surg Tech Videoscopy. 2016. DOI: 10.1089/vor.2016.0361
Il nuovo accesso per via transanale permette, nel caso di tumori del retto medio-basso, di ottenere validi risultati oncologici, con un tasso maggiore di preservazione degli sfinteri e una migliore visualizzazione dei plessi nervosi (tutelando le funzioni urinarie e sessuali).
Operatore: Dott. Paolo De Paolis
Borreca D et al. "The new approach to the rectal cancer: 'down-to-up' double endolaparoscopic pelvic access (DEPA)" — Updates Surg. 2015 Sep;67(3):293-9. DOI: 10.1007/s13304-015-0306-3
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Esami del sangue recenti, eventuali ecografie o TC, referti di visite precedenti e lista dei farmaci in uso.
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Svolgo la mia attività chirurgica e ambulatoriale presso le seguenti strutture a Torino.
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Dr. Dario Borreca